Lo scorso agosto ho intervistato Ketty Magni al Bordighera Book Festival, autrice di  Artusi, il bello e il buono, biografia romanzata su Pellegrino Artusi.

Possiamo dire, senza tema di smentite, che il signor Pellegrino Artusi ( 1820 – 1911 ) nato a Forlimpopoli sia l’antesignano dei food blogger. Scrive la sua opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, manuale pratico per le famiglie vergando su carta ricette e suggerimenti raccolti nel corso della vita e sui quali metterà mano molte volte anche aiutato proprio dai lettori che invieranno correzioni e nuove idee. E parla persino di ricette regionali, pensiero modernissimo. 

Artusi vive in un periodo di grandi flussi migratori di nostri connazionali all’estero, soprattutto verso le Americhe, e tiene una fitta corrispondenza con gli emigrati nella quale indica come rifare le ricette italiane al meglio. Non solo, riceve da loro puntuali riscontri e plausi per la sua opera.

 

Ma Artusi non è solo ricette, nel libro troviamo piccoli schemi utili in cucina, per esempio le dimensioni di un coppa pasta per un tipo di biscotto o il diametro di un cannello. Ai tempi occorreva farseli da soli questi utensili.

Ketty Magni, con penna leggera, ripercorre la parte della vita di Artusi in età ormai avanzata quando all’uomo balena l’idea di pubblicare in un libro le ricette raccolte nel corso di una vita. Lo vediamo bussare diverse porte di editori, porte che non si aprono perché gli non credono nel suo progetto.

Lui non demorde e se lo autofinanzia, ora diremmo che ricorre al self publishing,  e fa bene perché il volume riscuote un immenso successo popolare. Non solo, ne farà molte versioni man mano che i lettori interagiscono con l’autore, proprio un moderno foodblogger, e  che gli inviano lettere  di commento, aggiustamenti, nuove ricette…permettendogli  di integrare il volume. 

Il pregio di Ketty Magni in Artusi, il bello e il buono, e l’aver inserito questa cronaca storica della genesi del libro nella quotidianità dello scrittore. 

intervista a Katty Magni

Raffaella: Ketty, da cosa nasce la tua passione per il romanzo storico?

Ketty: La mia passione per il romanzo storico nasce da un’attitudine personale alla materia e dalla convinzione profonda che per poter innovare, occorra conoscere il passato, anche se spesso ripeto: “Niente sarà più come ciò che è stato”. Nei miei romanzi mantengo in equilibrio storia e invenzione narrativa, utilizzando un linguaggio accurato e ricercato, che ben si sposa con questo genere letterario. A volte, inserisco dei termini specifici che fanno riferimento all’epoca di ambientazione del libro. La chiarezza è fondamentale per farsi capire e ogni parola deve essere appropriata. Oltre al linguaggio, eseguo studi approfonditi sui tessuti e sulla moda del tempo, sui mestieri e sulla botanica, analizzo l’aspetto religioso, artistico, sociale e scientifico.

Pur attenendomi a fatti storici avvenuti, costruisco una trama plausibile nella quotidianità, scavo nell’intimo dei personaggi e lo rivelo ai lettori, con naturalezza. Racconto senza eccedere nelle spiegazioni, ma fornisco dettagli necessari alla comprensione del testo e al coinvolgimento nella vicenda. 

Se il lettore resta con il fiato sospeso fino alla fine del libro, mi ritengo appagata e pienamente soddisfatta della mia opera letteraria.  A volte, ragiono per ore, mi tormento per cercare un aggettivo con una venatura emozionale.

Mi racconti qualcosa delle tue letture?

Le mie letture di formazione sono di tipo classico, dai romanzi amorosi di Flaubert a quelli avventurosi di Dumas. Non mancano però gli scrittori italiani, ai quali sono affezionata, primo tra tutti Piero Chiara, che ho avuto modo di incontrare e intervistare durante il mio periodo universitario. Oggi, sono una lettrice onnivora, che legge di tutto per tenersi informata, ma prediligo saggi storici a cui attingo le informazioni per poter elaborare le trame dei miei romanzi. Il mio motto è il palindromo in lingua latina “Si non sedes is”, che tradotto significa “se non ti siedi procedi” ma vale anche letto al contrario “procedi se non ti siedi.” A mio avviso, interpreta a perfezione il giusto modo di agire, di esprimersi, di prendere possesso delle proprie potenzialità.

Ora devi dare ai lettori delle Civette una ricetta, quale hai voglia di condividere?

Sono fiera di essere italiana, e apprezzo ogni specialità culinaria regionale. Da vera buongustaia a tavola, quando dispongo di tempo libero adoro cucinare, oltre ad assaggiare le pietanze preparate per me dai tanti amici cuochi. Come Artusi non mi abbuffo mai, ma sono ghiotta di dolci per concludere il pasto in gloria. Tuttavia, credo che un buon primo piatto soddisfi al meglio il palato e il senso di sazietà. Nella mia cucina, ripropongo le ricette della tradizione lombarda, in particolare il classico risotto alla milanese o nella versione monzese con la tipica luganega, una squisita salsiccia. Oggi, ho attinto al passato, ricordando questa ricetta cremosa con ingredienti semplici, che mi proponeva mia nonna Anna.

 

Ricetta del RISOTTO ALLE CASTAGNE E MELE CON RISO CARNAROLI –

“SOR-RISO D’AUTUNNO”

Il risotto alle castagne e mele è un piatto autunnale, delizioso, con un gusto raffinato. Anche se sono decisamente favorevole a seguire la stagionalità del prodotto, è possibile utilizzare castagne in busta, morbide e pronte al consumo, che garantiscono la disponibilità tutto l’anno, oppure castagne secche da far rinvenire. 

Ingredienti per 4 persone

  • 350 g di riso Carnaroli,
  • 30 castagne,
  • 2 mele,
  • mezzo bicchiere di vino bianco,
  • brodo,
  • 3 cucchiai olio extra vergine d’oliva,
  • 1 scalogno,
  • mezzo limone, parmigiano q b

 

Preparazione

  1. La parte più complicata di questa ricetta è preparare le castagne, che comporta davvero molta pazienza: vanno cotte in acqua bollente con un cucchiaio di olio di oliva per circa 40 minuti, poi pulite e aggiunte nella parte finale di cottura del riso.
  2. Nel frattempo, sbucciate le mele e ricavate dei cubetti, per non farle annerire tuffatele in una bacinella piena d’acqua con mezzo limone spremuto.
  3. Pulite le castagne e tenete da parte un numero a sufficienza per decorare i piatti di ogni commensale, scegliendo quelle rimaste intere.
  4. In una pentola scaldate qualche cucchiaio di olio extra vergine d’oliva con lo scalogno tritato, e fate tostare il riso. Sfumate con il vino e lasciate evaporare, poi versate qualche mestolo di brodo fino a ricoprire il riso.
  5. Mettete le mele dopo averle scolate, e continuate a mescolare fino a cottura ultimata aggiungendo il brodo tutte le volte che necessita.
  6. Ora, mettete anche le castagne e rimescolate bene.
  7. Mantecate con parmigiano grattugiato, a fuoco spento, utilizzando un cucchiaio di legno.
  8. Impiattate il risotto, disponete le castagne per decorare e servite questo piatto delicato, che saprà stuzzicarvi il palato. Auguro buon appetito e una gustosa lettura con i miei romanzi storici culinari.

Grazie, mi sembra deliziosa!Risotto Sorriso d'autunno

 

La biografia di Ketty Magni recita

Ha pubblicato Teodolinda il senso della meraviglia, dedicato alla regina dei Longobardi, e Adelaide imperatrice del lago, patrona dei battellieri e dei barcaioli, Il principe dei cuochi, con prefazione di Gualtiero Marchesi, che racconta la storia di maestro Martino, Il cuoco del Papa, vicenda romanzata di Bartolomeo Scappi, autore culinario di epoca rinascimentale, Rossini, la musica del cibo.

Nel 2020, ho pubblicato Artusi Il bello e il buono che ripercorre la straordinaria vita di colui che è considerato il padre della cucina italiana, nel bicentenario della nascita. È docente di scrittura creativa

 

 

Libro Artusi il Bello e il buono

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